TESLA Model S: l’ammiraglia elettrica in strada

Ciao a tutti,

La Model S, berlina elettrica della californiana Tesla ha debuttato anche in Europa; finalmente è stata provata su strada.

Testa model S

Grazie ai quasi 5 metri di lungezza, alla linea filante e al fatto di ricordare una Jaguar, la macchina appare esattamente ciò che si propone di essere: una proporzionata, grossa berlina del segmento “premium”. Le maniglie sono a scomparsa: ciascuna emerge dalla
portiera non appena una mano la sfiora, per rientrare poco dopo. Una chicca necessaria per migliorare l’aerodinamica, ma anche per motivi di sicurezza, poiché l’estremità acuminata della maniglia potrebbe costituire un pericolo per i pedoni. Molto discreto il piccolo sportello (illuminato) per la presa di ricarica, nella parte
posteriore destra.
Se il primo impatto con la linea è positivo, quello con gli interni lascia decisamente il segno. Il merito è soprattutto dello smisurato monitor touchscreen da 17″ che troneggia dalla console centrale: è lui il vero re dell’abitacolo, l’interfaccia per navigare in internet e controllare quasi tutta la vettura, compresa l’apertura di porte e cofani e la risposta delle sospensioni (quattro opzioni), e per ricevere le informazioni sul suo funzionamento. La grafica, anche della strumentazione, è davvero eccellente per luminosità e visibilità, con una simbologia accattivante e ben studiata che fornisce parecchi dati sull’energia delle batterie e sull’autonomia residue. Impratichirsi con la miriade di funzioni e personalizzazioni richiede un certo impegno, ma Tesla prevede un corso d’istruzione di una giornata alla consegna dell’auto, che avviene nel luogo indicato dall’acquirente.

Grazie al motore sull’assale posteriore, sotto i due cofani ci sono altrettanti vani per i bagagli, quindi la capienza è inusuale: 745 litri posteriormente (1.645 con gli schienali posteriori reclinati) più 150 anteriormente. Presenti (a richiesta) anche due strapuntini per ospitare altrettanti bimbi, una novità su una 5 porte non giardinetta né monovolume. I materiali, ben assemblati e accoppiati, al tatto non sembrano del tutto all’altezza della migliore produzione europea quanto a qualità percepita, soprattutto per quanto riguarda i pannelli delle portiere, ma si nota un certo gusto “yankee che piacerà agli estimatori del “made in Usa”.

Ma i veri assi nella manica la Model S se li gioca su strada. Nella versione Signature Performance, i 310 kW-416 cv(tra i 5.000 e i 6.700 giri/min) e la coppia di 600 Nm da 0 a 5.000 giri/min rendono fulminea l’accelerazione anche con un peso che, nonostante il largo uso dell’alluminio, supera ampiamente le due tonnellate: il dato dichiarato 0-100 km/h è di 4,6″ e in autostrada abbiamo raggiunto i 190 km/h in un soffio. Letteralmente, poiché nell’abitacolo gli unici decibel provengono dai fruscii aerodinamici (l’attento studio della profilatura ha portato a un coefficiente di 0,24) e dal sommesso rumore di rotolamento dei grandi pneumatici 245/45 su ruote da 21″ (19″ sulle versioni meno performanti), che però varia parecchio in base al tipo di asfalto.

Accelerando a fondo si avverte anche un sibilo crescente, mai fastidioso, che sostituisce il ruggito di molti motori termici di potenza comparabile e che piacerà ai patiti delle sensazioni “aeronautiche”: potrebbe essere una buona idea abituarsi a considerarlo altrettanto seducente del rombo di pistoni e scarichi. A velocità contenute, invece, il silenzio all’interno della Model S è quasi assoluto. Apprezzabilissimo l’effetto del sistema di recupero dell’energia in frenata (escludibile dal solito monitor) che rallenta parecchio l’auto quando si solleva il pedale dall’acceleratore con un triplice vantaggio: l’autonomia aumenta (e il sistema informativo fornisce i relativi grafici), l’usura dei freni diminuisce e spesso le curve si affrontano senza nemmeno usarli. Però occorre un po’ di pratica per calcolare quando togliere il “gas”, pena il ritrovarsi quasi fermi senza volerlo.
Venendo a un aspetto cruciale come l’autonomia: durante le prove si sono percorsi circa 350 km contro i 500 dichiarati a velocità costante di 88 km/h. Secondo Tesla, la ricarica rapida richiede 45 minuti, ma con la normale energia domestica da 220 V e presa ad alto amperaggio si parla di 18 ore. La casa afferma che con il “dual charger” di bordo (optional) e colonnina da 32A è possibile recuperare 120 km di autonomia per ogni ora di ricarica.

In tema di dotazioni di sicurezza, oltre ai sistemi di controllo della trazione e a otto airbag, non si ha notizia di dispositivi di assistenza alla guida (riconoscimento della segnaletica, gestione della traiettoria in corsia e così via), cosa che può costituire un handicap rispetto alle ammiraglie blasonate. Tuttavia, le dotazioni non sono ancora state definite per i mercati europei, per i quali la produzione della Model S partirà il prossimo marzo, mentre per gli Usa è già iniziata.

Secondo il costruttore, 13mila acquirenti hanno già prenotato una “S” versando una caparra (rimborsabile), che per l’Europa è di 4mila euro e di 30mila per la versione “Signature”, i cui primi mille esemplari negli USA sono già tutti venduti. C’è anche il primo cliente italiano, un assicuratore veneto che già possiede una Tesla Roadster.

Sono previste tre versioni, con batterie da 40, 60 e 85 kWh, due motorizzazioni (265 e 310 kW), quattro livelli prestazionali (175, 190, 200 e 212 km/h di velocità massima e accelerazioni 0-100 km/h di 6,9″, 6,2″, 5,9″ e 4,6″) e tre di autonomia teorica (250, 375 e 500 km). I prezzi saranno noti a dicembre, ma si stima che per la versione “top” il “chiavi in mano” sarà intorno ai 100 mila euro.

Siamo dunque in presenza di un modello di nicchia in un segmento “elettrico” che è già una nicchia. Insomma, la Model S non risolverà certo il problema mondiale della mobilità a basse emissioni; tuttavia, senza dubbio la “S” offre sensazioni non solo forti, ma soprattutto inedite: un piacere a batteria che per ora non ha eguali sulle strade. Tesla cercherà spazi nel segmento “premium”, tant’è vero che, pur in presenza dello spinoso problema del valore residuo a fine noleggio (quello delle elettriche è per ora un puro azzardo), ha deciso di puntar, in una sfida difficile, anche alle flotte aziendali in alternativa ad Audi, Bmw e Mercedes.

 

BUONA GUIDA

 

Max

2 thoughts on “TESLA Model S: l’ammiraglia elettrica in strada”

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